Sensibilizzare per spezzare le catene della tratta

Una serata intensa quella del 9 gennaio scorso, quando siamo state invitate a presentare l’esperienza di Progetto Miriam ad una classe di V superiore, che stava vivendo una settimana residenziale di volontariato all’Opera della Provvidenza S. Antonio (O.P.S.A.), una grande struttura padovana che accoglie persone con grave disabilità e anziani.

Erano una ventina di studentesse (ed uno studente!) dell’Istituto Superiore Professionale di Piazzola sul Brenta, indirizzo Servizi per la Sanità e l’Assistenza sociale, quindi ragazzi già indirizzati ad una professione nell’ambito socio-assistenziale. Per introdurli alle problematiche della tratta di esseri umani, presentiamo un video: Joy, una ragazza nigeriana, racconta in modo diretto e crudo la sua storia, tutti i passaggi dolorosi della tratta, dall’inganno iniziale per farla partire, al viaggio attraverso il deserto, la violenza delle prigioni libiche, l’attraversamento del Mediterraneo, la prostituzione forzata in Italia ed infine la fuga e l’approdo in una casa di accoglienza in cui ha ritrovato la sua dignità, libertà e ha compiuto un percorso verso l’autonomia e l’inclusione. I ragazzi ascoltano con molto interesse e dopo a piccoli gruppi condividono quanto li ha colpiti. Abbiamo quindi presentato Progetto Miriam, la sua storia e la sua attualità, lasciando spazio per le domande o chiarimenti. Siamo state colpite dall’interesse che hanno dimostrato per queste realtà che la maggioranza non conosceva.

Tutti hanno scritto un post-it con una parola o un impegno e l’hanno posizionato intorno alla catena spezzata al centro del cerchio come segno della possibilità di agire per rompere le catene e combattere la piaga della tratta. Ecco alcuni dei loro post-it: contrastare l’indifferenza, sensibilizzare, diffondere quanto appreso, far conoscere Progetto Miriam, fare volontariato, non giudicare, attenzione alle persone in difficoltà, ascoltare, aiutare, aver coraggio e voglia di far del bene.

È una gioia constatare quanto i giovani siano sensibili alle problematiche umane e sociali e, se opportunamente stimolati, siano disponibili a portare il loro contributo.  Dobbiamo farlo ancora!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

6 + diciotto =